Tha Cabin - Copertina

Tha Cabin - Copertina

domenica 11 gennaio 2015

CAPITOLO UNICO 1/7

THE CABIN

Stamani mattina quando ho salutato Alice era una bella giornata. Il sole era stranamente splendente, l'ho preso come segno di buon auspicio dato che nell' ultima settimana non ha fatto che piovere.
Non mi sarei mai immaginata che, nel giro di poco piú di un' ora da quando mi sono messa in viaggio,  sarebbe venuto giú il mondo. Non la pioggierella degli ultimi giorni, ma una vera bomba d' acqua.
Per la strada non c'é nessuno, ovviamente. Siamo in pieno inverno e nessuno abbastanza sano di mente programma un viaggio nel Parco Nazionale del Monte Reinier... A meno che non sia qualcuno che ci abita, anche solo temporaneamente, come la mia amica Alice.
Riesco ogni tanto a sintonizzarmi su qualche stazione radio che passa notizie di allerta meteo in tutta la zona di Seattle, prevedono pioggia e ancora pioggia, poi gelate e neve. Ottimo. Non parlano nemmeno del buco del culo del mondo che sto attraversando perché pare che io sia l' unica anima viva al momento.
La strada é piena di fango e scivolosa anche se il mio pick-up non ha grossi problemi. Non va mai veloce, adesso non mi passa nemmeno per la testa di dare gas...
Mi basta avanzare e sperare in Dio che non ci sia nessuna frana...
Rivoli di fago e sassi scendono dalle fiancate dei monti su cui sono abbarbicate le strade che sto percorrendo. Ogni tanto qualche masso é proprio sull' asfalto, ma alla velocitá che sto andando non ho problemi a scansarlo.
Se i miei sapessero che in questo momento non sono in California a trovare Rose probabilmente mi ucciderebbero. Anzi prima verrebbero a salvarmi dalla catastrofe, poi mi ucciderebbero. Col senno di poi non so chi cazzo me lo ha fatto fare di salire fin quassú...
No. Non sono cosí ipocrita. Lo so benissimo che sono venuta a trovare Alice e il suo squinternato gruppo hippy, fino al Monte Reinier, non per partecipare attivamente alla salvaguardia faunistica, perché giuro che non me ne puó fregare di meno, ma per fare qualcosa di trasgressivo. E cazzarola se ho trasgredito... É stata la settimana piú pazza della mia vita. Ora ho capito che, se non altro, quel genere di libertá non fa per me. Perché io in fondo lo so giá cosa voglio fare nella vita...
Ho rischiato di mandare tutto a monte, ma per fortuna  mi é stata data la possibilitá di ravvedermi in tempo, mio malgrado.
É vicino a mezzogiorno, sono persa completamente nel mio monologo interiore quando mi rendo conto che il mio stomaco brontola. Guido almeno da tre ore a velocitá lumaca, sono in tensione perché ogni ciottolo che vedo cadere ho paura che venga giú uno smottamento... Tutto questo stress mi ha fatto giá ampiamente digerire la colazione di stamani. É una settimana che mangio come un coniglio... Alice e i suoi amici hanno adottato un' alimentazione di tipo vegetariano e ho dovuto adeguarmi... Giuro che appena torno a casa, se non muoio sotto un masso, voglio mangiarmi una mucca intera! Non ho niente contro la verdura eh... Solo che ho bisogno di cibo vero...
Vedo uno spiazzo accanto alla strada, ci sono delle panche e un tavolo da pick nick, probabilmente sará una zona panoramica dove d' estate i turisti vengono a fare merenda. Parcheggio alla meno peggio e non esco dall' auto. Tiro fuori il dolce che mi ha dato Alice senza uova, senza latte. Speriamo non sia anche senza sapore... Fortunatamente é buono. Ne mangio una buona metá perché non voglio rifermarmi fino a quando non saró in prossimitá di un posto civilizzato.
Mi rimetto in viaggio. La situazione mi sembra stia peggiorando, il tergicristalli a stento riesce a pulire il vetro in tempo... Non si vede nulla fra la luce grigia del cielo e tutti questi alberi i lati della strada. Belli eh... Per caritá! Ma se solo penso che qualcuno potrebbe cadere sul mio Chevy mi viene la sudarella. Vedo giá il mio necrologio "Isabella Swan, studente di letteratura, deceduta schiacciata da un masso durante il viaggio di ritorno dalla visita presso il Parco Nazionale del Monte Reinier. Piangono la sua morte il padre, Sceriffo Charlie Swan e la Madre, René". Oh.Mio.Dio.
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Forse é bene chiarire cosa mi ha spinto a fare un viaggio del genere, soprattutto senza dire niente a nessuno. Innanzitutto io e Alice siamo amiche dalla culla. Abbiamo frequentato le stesse scuole almeno fino al College, quando io ho scelto letteratura e lei biologia. Siamo sempre andate d' accordo anche se siamo agli atipodi. Lei é l' anima pazza del nostro duo, io sono quella seria. Un anno fa é partita in visita al Parco Nazionale, dove un gruppo di ambientalisti cerca di salvare non so che tipo di pennuto, e non é piú tornata. Ha detto che si é presa il suo anno sabbatico, in realtá secondo me si sta vivendo la sua avventura hippy nella comune che si occupa sì di salvaguardia, ma fondamentalmente si comporta come una qualsiasi altra comunitá di figli dei fiori di cui parlano, tutta peace and love e... Marijuana...
Io sono sempre stata la ragazza per bene, la figlia ideale, la studentessa modello... Ottimi voti, ottima reputazione, un ragazzo, sempre lo stesso dai tempi del liceo.
Quando é successo il fattaccio che mi ha condotta a compiere questo colpo di testa io e Alice eravamo ancora ufficialmente compagne di appartamento a Seattle. In effetti avevamo deciso di lavorare e studiare per avere un posto nostro, mantenendoci ed evitando i dormitori dell' universitá, anche se in realtá, quando lei é partita, io ho fatto venire il mio fidanzato ad abitare con me, all'insaputa dei miei. Un po' perché da sola non avrei potuto permettermi di rimanere in quella casa e un po' perché era da tempo che ne parlavamo, lui si era laureato in legge da un anno e giá lavorava...
Appena finito il college avevamo programmato di sposarci. Tutto era giá chiaro e stabilito nella mia vita... Avrei tentato la carriera dell' insegnante, magari proprio in qualche scuola di Seattle per rimanere vicina allo studio dove lui stava lavorando.
In realtá il mio sogno sarebbe stato di fare la giornalista, ma mio padre... Era giá stato duro convincerlo che anche una ragazza di paese come me poteva essere indipendente e laurearsi, lo avevo convinto dicendogli che andare a Seattle era favorevole per il lavoro di quello che sarebbe stato il suo futuro genero. Ci saremmo sposati, avremmo avuto dei bambini e saremmo stati tutti felici e contenti.
Ma la vita mi ha riservato qualche piccola sorpresa... In effetti sei mesi fa James si é presentato a casa una sera, sconvolgendo completamente il mio mondo. "Bells... Abbiamo un problema." Il problema ho scoperto poi essere il seguente: Victoria, la sua collega, era incinta, di James. Una sera per festeggare una vittoria in tribunale erano usciti tutti insieme i colleghi dell' ufficio ed erano finiti a letto insieme. Peccato che Victoria fosse la figlia del boss di James e che non avesse alcuna intenzione di abortire "Te lo giuro Bells! Ho tentato di convincerla... Io amo solo te..."
Il padre di Victoria ha preso abbastanza bene la notizia, ha anche promesso di non ucciderlo e di promuoverlo a socio, a patto che... A patto che si sposassero immediatamente.
Quindi adesso, mentre sono qui che impreco come uno scaricatore di porto contro tutte le nuvole piovose del mondo e contro i sassi e gli alberi, probabilmente Victoria sará vicina al momento di partorire il figlio di suo marito, nonché mio ex ed unico fidanzato, che con i miei progetti si é portato via anche i miei sogni, la mia fiducia nella vita e nell' amore.
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Ho trascorso gli ultimi sei mesi a piangermi addosso. Ho pianto cosí tanto che ho finito le lacrime. Ho smesso di uscire e mi sono concentrata sugli studi, con grande felicitá dei miei genitori, ma sono diventata uno zombie.
Quando un mesetto fa Alice é venuta in cittá a trovarmi mi ha colto proprio nel momento giusto per convincermi a partire... Ero in piena fase di ribellione, contro quello che mi era successo, contro la scuola, contro le brave ragazze... Non che stessi facendo chissá quale presa di posizione, non mi fraintendete. Non sono mia stata quella dei colpi di testa. Solo che stavo covando un esplosione dentro di me e Alice ha fatto da detonatore.
Mi sono detta " Ma sí! Mi sono sempre comportata da fidanzata, figlia, studentessa perfetta e cosa ho ottenuto? Stavolta voglio fare anche io un colpo di testa! Voglio fare l'adolescente capricciosa alla veneranda etá di 21 anni! Voglio fare quello che non ho fatto quando era il momento".
Quindi dopo aver programmato tutto, ho atteso le vacanze per il Ringraziamento in modo da non perdere troppe lezioni e sono partita, con in testa le parole di Alice "E dai Bells! Non c'é nulla di male! Vieni su, facciamo un po' di meditazione, stai a contatto con la natura... Ci fumiamo un po' d' erba e magari trovi pure qualche bel ragazzo con cui divertirti... Siamo tutti liberi lá, niente catene. Hai fatto una vita noiosissima fino ad ora e lo sai che a me James non é mai andato a genio. Ti fai una settimana fuori dall' ordinario e stacchi la spina poi torni a Seattle e decidi cosa fare della tua vita. E se i tuoi non fossero d' accordo di quello che deciderai, pazienza. Cristo hai 21 anni, é il momento che tu prenda in mano la tua vita."
E cosí ho passato una settimana fuori dal mio ordinario. Effettivamente ho provato a lasciare a casa tutti i freni... Ho addirittura fumato erba! Non avevo nemmeno mai acceso una sigaretta e, prima di farmi morire affogata dalla tosse, Alice mi ha suggerito di provare a usare altri stani aggeggi per evitare di inalare direttamente dallo spinello.
Devo dire che ha funzionato alla grande e mi sono divertita un casino. O almeno mi pare, dato che non mi ricordo molto...
L' unica cosa che non ho fatto é accoppiarmi selvaggiamente in nome dell'amore libero: non é per me. Gli altri hanno accettato la mia decisione di buon grado perché "peace and love e fai un po' come ti pare".
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A dispetto della scelta discutibile di viaggiare in inverno in un posto noto per maltempo, valanghe e smottamenti, devo dire che questa esperienza mi é servita. Ho capito cosa non voglio fare nella vita e cosa invece é bene per me. Finora ho fatto tutto quello che si aspettavano gli altri, adesso voglio vivere per me.
Non faró l' insegnante a Seattle, ma cambieró indirizzo, voglio fare davvero la giornalista. L' ho senpre sognato, ma avevo accantonato tutto perché non era quello che volevano i miei e non era quello che voleva James. Fanculo a James! Non lo sa nemmeno che tradendomi mi ha salvato la vita da una morte per noia certa.
Ho deciso di abbracciare la filosofia di Alice e di prendere in mano il mio destino! Non saró la mogliettina che aspetta a casa il marito. Sono una donna e ho gli stessi diritti e le opportunitá di un uomo. E se sará dura pazienza, saró una giornalista! Siamo o non siamo negli anni 70!? Anzi per essere precisi siamo nel 1972 e io sono una giovane donna moderna Santo Dio! Il Medioevo é finito e esistono le pari opportunitá e il resto del mondo se ne fará una ragione. Ho deciso anche che non mi sposeró, mai. Non consacreró mai piú la mia vita a qualcuno, non esiste uomo che se lo meriti e l'amore... Tze, l'amore passa...
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Mentre sto snocciolando nella mia testa la mia personale dichiarazione di indipendenza vengo scossa da un rumore fortissimo. La macchina trema e mi fermo. Guardo in alto e vedo arrivare la mia fine. O almeno é quello che temo per qualche istante poi l' stinto di sopravvivenza ha il sopravvento.
Mentre il lato della montagna che sostiene la strada che stavo percorrendo inizia a franare fra pioggia, fango e ciottoli di terra portandosi via alberi e quant' altro si trovi sulla sua via, io inizio a correre. Percorro a ritroso la strada che ho fatto col pick-up. Mi volto indietro giusto in tempo per vedere mentre la marea marrone se lo porta via e mi vengono i brividi.
Stringo la borsa con dentro i documenti e il resto che ho avuto l'accortezza di portare con me e mettere sotto il cappotto, mentre ricomincio a correre, non so bene dove andare e istintivamente inizio a risalire allontanandomi dallo smottamento.
Sta continuando a piovere a dirotto e le probabilitá che ci siano altre frane é abbastanza alta.
Ora non é che io mi intenda di disastri ambientali, ma col culo che mi ritrovo é un' opzione piú che plausibile. Non mi lascio andare al terrore perché la situazione é talmente surreale che mi sembra di sognare e poi anche se gridassi sarebbe inutile perché qui non c'é nessuno...
Ad un tratto c'é di nuovo un boato che non presagisce niente di buono, stavolta proviene dalla direzione in cui sto andando.
Ho appena il tempo per alzare lo sguardo quando vedo una montagna di acqua e detriti scendere giú poco piú avanti. Ok ci siamo, questa é la mia ora. Non doveva finire cosí...
Chiudo gli occhi e mi fermo immobile ad aspettare il mio destino.
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"Ehi! Ehi tu laggiú!"
Sono giá morta? Mi stanno chiamando?
"Bell' addormentata forza sbrigati! Prendi la corda"
Apro gli occhi e mi volto verso la fiancata del monte ed effettivamente vedo una corda. La prendo perché é l'unica cosa che posso fare in questo momento.
"Arreggiti forte... Anzi no... Cerca di legartela intorno alla vita"
E da brava mi lego alla bell' e meglio
"Brava cosí, ma muoviti che sta franando tutto"
In che senso mi devo muovere? Sono cosí terrorizzata che a stento mi ricordo di respirare...
"Ti tiro su, cerca di aiutarmi, cerca di arrampicarti"
Ah ecco, adesso é piú chiaro. Mi rendo conto che la corda arriva da un punto del monte dove non ci sono ne' alberi ne' terra e forse é per questo che non sta franando.
La voce mi ha detto di salire e allora tento di aggraparmi alle sporgenze ed effettivamente mi sento tirare verso l'alto. Certo che la divina Provvidenza agisce in maniera davvero strana... Ancora non ho capito se quello che sta succedendo é reale o no. Ai fatti so solo che ci sono una voce e una corda che stanno tentando di salvarmi, anche se ancora non ho visto anima viva.
Non sono una grande arrampicatrice, questo é poco ma sicuro. Comunque, quando la frana si abbatte sul tratto di strada che stavo percorrendo a piedi, sono giá a distanza di sicurezza.
Ogni tanto sbatto e le sporgenze di alcune rocce mi strappano i vestiti in alcune parti. Sono fradicia, ho freddo e sicuramente ho anche diversi lividi quando finalmente arrivo in cima ad un dirupo da cui sembra scaturure la corda, come un' entitá dotata di volontá propria.
Ok forse ho esagerato con la marijuana, lo sapevo che non dovevo fumare... Non ho mai fumato e dopo oggi giuro che, se non muoio, non fumeró mai piú.
Ad un certo punto oltre alla corda vedo una mano e mi divincolo cercando di afferrarla. Finalmente ce la faccio e mi trovo ben presto sollevata di peso da quello che presumo essere un uomo.
Ne ho la conferma appena riesco a rimettermi in piedi.
Io non sono un bello spettacolo, ho i vestiti stracciati e sono completamente zuppa e sporca di qualsiasi cosa, lui é altrettanto bagnato e imbracato con la corda che gira intorno al tronco di un grande albero.
Fra il cappotto pesante e il cappello di lana, anche quello bagnato fradicio, non riesco a vederlo chiaramente, ma non mi faccio troppi problemi, d' altra parte mi ha salvato la vita!
"Ehi, tutto ok?"
Faccio cenno di sí con la testa perché sono cosí scossa da non riuscire ad articolare parola.
Mi giro a guardare la strada ormai ricoperta di massi e terra e mi metto le mani nei capelli.
"Dai forza dobbiamo muoverci, per ora qui é tranquillo, ma non si sa mai. E poi devi essere gelata..."
Realizzo che in effetti sto morendo di fraddo, ma non so dire se sia piú la paura o il fatto di essere bagnata fino al midollo durante una tempesta in pieno inverno.
"Ma come hai fatto a vedermi?"
Ritrovo magicamente la voce giusto perché é cosí assurdo che stento a crederci
"Ho sentito il rumore quando é venuto giú tutto. Sono uscito di casa e ho visto il tuo pick-up. Quando ti ho visto camminare sono corso a prendere la corda perché temevo sarebbe successo dell'altro. Ma adesso per favore andiamo, ti puoi fidare... Ti racconto tutto dopo te lo giuro. Ce la fai a camminare?"
Ce la faccio? Mi tende la mano che afferro e inizio a muovermi praticamente trainata da lui.
Ben presto, per fortuna, intravedo tipo un rifugio. La posizione è strategica al punto che, nonostante il disastro poco piú in basso, sembra che stia poco piú che piovendo lí intorno. Ci sono degli alberi forse secolari enormi che deviano il fluire dell' acqua che corre verso il basso. Non é molto grande ma ha l' aspetto solido di chi ne ha superate diverse illeso.
Quando arriviamo davanti alla massiccia porta in legno mi sembra che lui abbia intuito il fluire dei mie pensieri.
"Stai tranquilla... Questo cottage appartiene alla mia famiglia da generazioni, ne ha viste di peggio. Sei al sicuro"
Tiro un sospiro di sollievo quando mi fa entrare ma realizzo che potrei inzuppare il pavimento.
"Ehi ma cosí ti allago la casa..."
Ai miei piedi giá inizia ad accumularsi una piccola pozza.
"Non preoccuparti... Non é che io sia messo meglio... Aspetta lí vado a prenderti un catino nella rimessa, cosí puoi spogliarti lí dentro"
Alla mia facca allibita aggiunge.
"Non preoccuparti ti prendo anche una coperta cosí puoi coprirti".
Si toglie gli stivali di gomma e il giubbotto che a quanto pare é impermiabile, perché sotto é completamente asciutto. Io col mio cappottino di lana cotta sono praticamente una spugna al contrario... Getta fuori il cappello bagnato e corre verso un' altra stanza.
Giovane. Sicuramente sui trent'anni. Non ho modo di vederlo bene in viso, ma il fisico é quello di un uomo sulla trentina. Caspita... Deve essere altro piú di un mentro e ottanta... É enorme rispetto a me... Non ho tempo di riflettere oltre quando mi sento appoggiare vicino ai piedi un grosso catino di metallo.
"Io vado a controllare il generatore, tu intanto levati quella roba bagnata di dosso e copriti con una coperta. Ti ho preso un asciugamano per i capelli, spero sia abbastanza grande. Mettiti vicino al fuoco"
Faccio come mi dice e scopro che dai tagli nei vestiti é prenetrato del fango. Nuda sono praticamente sporca come vestita. Mi avvolgo comunque nella coperta sperando di non rovinarla irreparabilmente.
"Ehi cosa ci fai ancora nella ciotola? Ti verrá un accidente se non vai vicino al fuoco..."
Sono in evidente imbarazzo mentre lui sembra guidato dal puro senso pratico.
"É che sono completamente sporca... Anzi penso di averti rovinato la coperta... Mi dispiace".

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